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Data: Venerdì 28 Settembre 2001
Redatto da: Paola Giovetti
Titolo: Dall'Aldilà mio figlio mi ha dettato il suo libro
   
Il papa lo ha pubblicato a proprie spese e, solo con il passaparola, in pochi mesi ne ha già venduto 15mil copie. "Quando un tumore si è portato via Fabio, in famiglia eravamo disperati. Poi ho ricevuto tre suoi messaggi che danno a tutti una nuova speranza" Sembra assurdo intitolare La storia più bella un libro che racconta la morte per tumore del proprio figlio ventiseienne. Eppure è così: Giacomo Arigò, 55 anni, consulente fiscale siciliano, trapiantato da 30 anni a Milano, ha scritto e pubblicato in proprio la storia della malattia, della morte e del "ritorno" di Fabio. E, senza passare per i normali circuiti di vendita, cioè le librerie, ma servendosi solo delle edicole di Roma e Milano, di Internet e specialmente del passaparola, ne ha vendute 15mila copie in pochi mesi. Il ricavato andrà in beneficenza. Ho incontrato Giacomo Arigò. Capelli bianchi ricciuti su un viso ancora giovane, occhi chiari, sorriso pronto e diretto, grande energia e disponibilità, Arigò, padre di cinque figli uno dei quali era Fabio, mi racconta la sua storia. Nel 1997 Fabio, un magnifico ragazzo pieno di vita che segue il padre nella sua professione, si ammala di un tumore alla gola (si scoprirà poi che il responsabile ne è il fumo) e, con l'appoggio di tutta la sua unitissima famiglia inizia il doloroso iter di visite mediche, ricoveri ospedalieri, diagnosi e contro diagnosi, cicli di chemioterapia . All'inizio c'è un errore diagnostico, con conseguenti cure sbagliate che aggravano la situazione invece di migliorarla, e poi una serie di inconvenienti, anche burocratici, ritardano le terapie appropriate. Evidentemente il destino di Fabio era segnato: oggi suo padre ne è convinto. Nell'ottobre 1998, un anno e mezzo dopo essersi accorto del male che lo stava minando, il ragazzo muore, dopo aver sopportato ogni cosa con grande coraggio e grande fede, invitando sempre i suoi cari a "pregare Dio di più". A rafforzarlo nella sua fede c'era stato l'incontro con Fratel Cosimo, a Roccella Ionica, un frate che ha il dono di scrutare i cuori e della guarigione: benché brevissimo, il colloquio con lui fu di grande conforto a Fabio. Da Fratel Cosimo andò in seguito anche il padre, quando le condizioni del figlio si aggravarono: tornò con una maglia di Fabio benedetta dal frate, che ebbe il potere di alleviare alquanto le sofferenze del ragazzo. La morte di Fabio gettò la famiglia nella disperazione. Ma già al funerale ebbe inizio qualcosa che doveva capovolgere completamente lo stato d'animo del papà Giacomo prima e poi degli altri familiari. "Mentre rispondevo al saluto e all'affetto delle tante persone intervenute", racconta,"il mio pensiero corse con insistenza ad Andrea, un caro amico di Fabio che da tempo non si faceva vivo e neppure si era visto al funerale. Ed ecco che vidi Andrea venirmi incontro. Lo accolsi con affetto, e lui mi spiegò che non era potuto venire prima perché lavorava in Germania, però non aveva voluto mancare all'ultimo saluto a Fabio. Aggiunse che era venuto anche per darmi due libri che riportavano testimonianze sul mondo dello spirito e sul contatto con l'Aldilà dopo la morte: riteneva infatti che quelle letture potessero essermi d'aiuto. E così in effetti fu: quelle testimonianze di persone che grazie ai sensitivi avevano ritrovato i loro cari mi aiutarono a credere ancora di più in una vita ultraterrena e ad accettare la volontà di Dio. Era una nuova strada da intraprendere." Da uomo attivo, qual è, Arigò lesse altri libri e frequentò convegni e seminari, incontrò sensitivi e le sue aspettative non furono deluse. "Nel maggio del 1999 un'amica mi parlò di una signora che da dieci anni riceveva messaggi dal mondo dello spirito, non ricavandone altro profitto che la gioia di dare conforto alle persone in pena. Genni, così si chiama questa signora, non vuole pubblicità, per cui non posso farne il cognome; è una donna gentile e discreta della quale sono diventato grande amico. Erano passati nove mesi dalla morte di Fabio, mi sentivo triste e inaridito; l'incontro con Genni mi portò gioia e serenità". Nel primo messaggio che inviò al padre tramite la sensitiva, Fabio diede molte prove, ad esempio sollecitò la sorella Ale (diminutivo di Alessandra di cui la sensitiva non conosceva nemmeno l'esistenza) a piangere tanto. Per capire queste parole, bisogna sapere che Arigò e i suoi familiari, hanno sempre cercato di non piangere, sapendo che troppe lacrime non giovano al cammino spirituale dei nostri cari, li trattengono vicini alla terra. Alessandra invece confessò al padre che spesso quando era sola, piangeva a lungo perché sentiva la mancanza del fratello. Nello stesso messaggio Fabio indicò dove cercare un filmino girato insieme alla fidanzata, che nessuno riusciva a trovare. "ho avuto complessivamente tre messaggi", racconta Arigò, "e non ne ho voluto altri perché mi bastano. Fabio mi ha spiegato che bisogna accettare la volontà di Dio e mi ha detto: "Dio mi ha preso giovane e il mio compito è quello di aiutare chi mi cerca". Ho avuto innumerevoli dimostrazioni che attestano che questo avviene. So che mio figlio è altissimo in cielo, un angelo di Dio, e che lo ritroverò. Mi ripeto sempre che chi arriva prima aspetta, e so che Fabio mi sta aspettando. Ora comunico con lui attraverso la preghiera, lo sento vicino. Il messaggio di Fabio è pregare e amare il prossimo. Io ho sempre avuto fede e dopo quello che è successo si è rafforzata. Dio opera in mille modi, anche attraverso una sensitiva seria e spiritualmente guidata come la signora Genni, e io sono pieno di gratitudine per averla incontrata". Qual è il segreto del suo libro? Come mai se ne sono vendute così tante copie in così poco tempo? "Credo che chi lo legge senta che più che un libro è una preghiera a Dio: invita a non scoraggiarsi, da conforto, aiuta a vivere. L'ho scritto in poco tempo, come sfogo e ringraziamento: doveva essere solo per me, ma poi ho riflettuto che avrebbe potuto aiutare anche gli altri: e così è stato".


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